In che misura la paura dell'altro può rafforzare l'identità di un popolo?
Che cos'è la paura? È qualche cosa di solamente negativo? No. Per paura io intendo semplicemente l'impressione che noi abbiamo di fronte alla possibilità che si sprofondi nel disordine. Noi viviamo con questa consapevolezza che qualche volta non arriva alla coscienza. Che cosa succederebbe se fuori dalla porta ci fosse la selva, il selvaggio, il niente? Allora, stando ben chiusi in casa, noi immaginiamo che la nostra casa sia ben fortificata, quando, in realtà, non arriveremmo mai a questo niente, perché il niente per definizione non c'è. Tuttavia, ce lo rappresentiamo. La cosa sorprendente di questo meccanismo, che secondo me fonda la nostra civiltà e il nostro essere uomini, è che anche le cose più grandi vengono dalla paura. La grande letteratura viene dalla paura, ma anche semplicemente i comportamenti quotidiani vengono dalla paura. Un gatto non ha paura perché non percepisce la possibilità che il mondo non sia niente. Il gatto è tranquillo, ha degli istinti che lo portano a vivere, mentre l'uomo è costantemente preso dal timore che di là ci sia la morte, la fine, il disordine. Allora: in che senso la paura produce identità? Stando alle cose che ho detto, in un senso molto positivo, perché noi siamo quello che siamo perché sentiamo questa paura positiva. Però può darsi che in un gruppo particolarmente in crisi, che non abbia fiducia in sé, qualcuno pensi che lo strumento migliore per ricostituire il gruppo, magari per manipolarlo, per avere potere sul gruppo, sia di dire che c'è qualcuno che ci vuol male. Ossia, la paura può diventare un mito, può diventare uno strumento di potere e in questo senso essa rinforza le identità perché se tu sei italiano e hai paura che l'extra-comunitario voglia sostituirti a casa tua, tu ti spaventi; dunque aumento la tua consapevolezza dell'essere italiano. Però ti accorgi che sei solamente italiano, non sei te stesso, perché vieni ridotto a una dimensione di identità impoverita, così ogni tuo comportamento non è dettato dalla ricchezza che senti in te, ma solo dalla paura. Quindi, la paura, può influire sull'identità in due modi completamente diversi: in maniera positiva, quando la paura è aperta, si trasforma in cultura, in civiltà in produzione artistica, oppure in modo negativo, terribile, quando, attraverso questo innalzamento artificiale e mitologico della paura si arriva a una struttura sociale e politica che io non esito a definire totalitaria.
Il potere politico serve per dare forma alla paura, perché senza uno Stato saremmo del tutto impauriti. Quando la presenza dello Stato viene a diminuire, accrescono le insicurezze tra la gente. Però la paura, quando viene manipolata e mitizzata, produce un potere perverso che controlla le coscienze, che non mira alla sicurezza degli individui, ma al dominio di chi la produce. Io parlo di una macchina che, mediante gli strumenti di comunicazione di massa, diffonde paura. Essa la si inventa e la si aumenta per poterla gestire a proprio piacimento, come, per esempio, per prendere voti alle elezioni.
sabato 5 settembre 2009
mercoledì 18 marzo 2009
Cosa deve aver un buon leader
A- Un Leader deve essere carismatico
Cos'è il carisma? Quando si dice che uno ha carisma? Quando possiamo parlare di capo carismatico? Quando una persona è capace di convincere altre persone a seguirlo, a formare un gruppo, un’associazione, un partito, un esercito, dando loro una meta, trasmettendo loro fiducia, entusiasmo, speranza? Per ottenere questi risultati il capo deve possedere diverse qualità. La prima è capire, intuire che cosa vuole la gente in quel momento, identificarsi con il pubblico, sentire come lui. Evita Perón veniva dal popolo, apparteneva al popolo, sapeva quali erano le speranze, i sogni del popolo. Tutti i grandi generali sono sempre stati in mezzo ai loro soldati. Cesare dormiva su una brandina da campo, Alessandro era il primo in battaglia. Quando il capo perde il contatto con la gente è perduto. E' accaduto a Mussolini quando si è alleato con Hitler.
B- La seconda qualità del capo è di credere nella meta che propone, non dubitarne mai. De Gaulle, dopo la sconfitta della Francia, è andato in Inghilterra per continuare la guerra. Era solo, non aveva esercito, non aveva niente, salvo l'assoluta determinazione di tornare vittorioso a Parigi.
C- Terza qualità è l'intuito strategico, la capacità di cogliere fulmineamente l'essenziale, di puntare diritto alla meta lasciando da parte tutto ciò che è secondario. Una sicurezza e una rapidità che gli consente di vincere in situazioni considerate disperate, ma che possono portarlo anche a errori catastrofici.
D- La quarta qualità è la capacità di stabilire un rapporto affettivo con ciascuno dei suoi. Quando li guarda, loro hanno l'impressione che li conosca tutti personalmente. Quando stringe loro le mani, quando li abbraccia, ciascuno ha l'impressione che si rivolga a lui come individuo, che lo ami come individuo.
E- Infine il capo carismatico è anche un abilissimo comunicatore attraverso le parole ma soprattutto inventando formule, simboli, bandiere, divise, scenografie, rituali, istituzioni. E anche edificando edifici, monumenti. Alessandro ha fondato decine di città, Napoleone ha sventrato e ricostruito Parigi. Grazie a queste qualità, se ci sono tensioni collettive, i capi raccolgono masse di persone insoddisfatte creando formazioni politiche che sembrano emergere dal nulla. Nei Paesi democratici queste formazioni entrano poi nel gioco politico come le altre, ma il loro capo non è sostituibile e di solito dura più di quanto non si immagini.
Cos'è il carisma? Quando si dice che uno ha carisma? Quando possiamo parlare di capo carismatico? Quando una persona è capace di convincere altre persone a seguirlo, a formare un gruppo, un’associazione, un partito, un esercito, dando loro una meta, trasmettendo loro fiducia, entusiasmo, speranza? Per ottenere questi risultati il capo deve possedere diverse qualità. La prima è capire, intuire che cosa vuole la gente in quel momento, identificarsi con il pubblico, sentire come lui. Evita Perón veniva dal popolo, apparteneva al popolo, sapeva quali erano le speranze, i sogni del popolo. Tutti i grandi generali sono sempre stati in mezzo ai loro soldati. Cesare dormiva su una brandina da campo, Alessandro era il primo in battaglia. Quando il capo perde il contatto con la gente è perduto. E' accaduto a Mussolini quando si è alleato con Hitler.
B- La seconda qualità del capo è di credere nella meta che propone, non dubitarne mai. De Gaulle, dopo la sconfitta della Francia, è andato in Inghilterra per continuare la guerra. Era solo, non aveva esercito, non aveva niente, salvo l'assoluta determinazione di tornare vittorioso a Parigi.
C- Terza qualità è l'intuito strategico, la capacità di cogliere fulmineamente l'essenziale, di puntare diritto alla meta lasciando da parte tutto ciò che è secondario. Una sicurezza e una rapidità che gli consente di vincere in situazioni considerate disperate, ma che possono portarlo anche a errori catastrofici.
D- La quarta qualità è la capacità di stabilire un rapporto affettivo con ciascuno dei suoi. Quando li guarda, loro hanno l'impressione che li conosca tutti personalmente. Quando stringe loro le mani, quando li abbraccia, ciascuno ha l'impressione che si rivolga a lui come individuo, che lo ami come individuo.
E- Infine il capo carismatico è anche un abilissimo comunicatore attraverso le parole ma soprattutto inventando formule, simboli, bandiere, divise, scenografie, rituali, istituzioni. E anche edificando edifici, monumenti. Alessandro ha fondato decine di città, Napoleone ha sventrato e ricostruito Parigi. Grazie a queste qualità, se ci sono tensioni collettive, i capi raccolgono masse di persone insoddisfatte creando formazioni politiche che sembrano emergere dal nulla. Nei Paesi democratici queste formazioni entrano poi nel gioco politico come le altre, ma il loro capo non è sostituibile e di solito dura più di quanto non si immagini.
Un valore chiamato tempo
UN VALORE CHIAMATO TEMPO
Immagina che esista una banca che ogni mattina aggiunga sul tuo conto la quantità di 86.400 €. Questa strana banca non permette che il saldo sia cumulato nei giorni ed ogni notte cancella dal tuo conto i soldi che non hai speso. Tutti noi siamo clienti di questa particolare banca che non gestisce il nostro denaro, ma qualcosa di molto più prezioso, il nostro tempo! Ogni mattina, la banca del tempo aggiunge sul tuo conto personale 86.400 secondi; ed ogni notte cancella tutto quello che non hai speso o investito in qualcosa di vantaggioso, se non usi il tuo saldo durante il giorno, esso viene perso, non esistono bonifici o accrediti. Considera quindi il valore del tuo tempo.
Per capire il valore di un anno, pensa a qualche studente che è stato bocciato ad un esame. Per capire il valore di un mese, pensa ad una madre che dà alla luce un neonato prematuro... Per capire il valore di una settimana, pensa all'editore di un settimanale. Per capire il valore di un'ora, pensa agli amanti che non vedono l'ora di incontrarsi!
E' un post che ho trovato molto bello e interessante. E' stato pubblicato nel bolg Gocce di verità di Annett@
Immagina che esista una banca che ogni mattina aggiunga sul tuo conto la quantità di 86.400 €. Questa strana banca non permette che il saldo sia cumulato nei giorni ed ogni notte cancella dal tuo conto i soldi che non hai speso. Tutti noi siamo clienti di questa particolare banca che non gestisce il nostro denaro, ma qualcosa di molto più prezioso, il nostro tempo! Ogni mattina, la banca del tempo aggiunge sul tuo conto personale 86.400 secondi; ed ogni notte cancella tutto quello che non hai speso o investito in qualcosa di vantaggioso, se non usi il tuo saldo durante il giorno, esso viene perso, non esistono bonifici o accrediti. Considera quindi il valore del tuo tempo.
Per capire il valore di un anno, pensa a qualche studente che è stato bocciato ad un esame. Per capire il valore di un mese, pensa ad una madre che dà alla luce un neonato prematuro... Per capire il valore di una settimana, pensa all'editore di un settimanale. Per capire il valore di un'ora, pensa agli amanti che non vedono l'ora di incontrarsi!
E' un post che ho trovato molto bello e interessante. E' stato pubblicato nel bolg Gocce di verità di Annett@
lunedì 16 marzo 2009
Inconsapevolezza pregiudiziale nel pregiudizio
Come possiamo capire se l'uomo appartiene veramente a un gruppo diverso dai vari gruppi?
La risposta è semplice: del gruppo ha i tratti somatici, la lingua, l'abbigliamento, la cultura, il comportamento, ma anche le divise, le bandiere e quant'altro possa servire a sancire il discrimine fra chi è dentro il gruppo e che ne è fuori.
E' chiaro che il Sordo ha una lingua, un comportamento, una cultura, forse ha anche una bandiera.
Il pregiudizio nasce proprio dal giudizio del gruppo paragonato ad un altro gruppo, dall'opinione errata che dipende da scarsa conoscenza dei fatti o da accettazione non critica di convinzioni correnti.
Tali pregiudizi si esprimono fondamentalmente nella comunicazione sociale e prevalentemente nel linguaggio. Il linguaggio può dare origine a pregiudizi.
Prendiamo come esempio i termini che sono stati via via usati negli Stati Uniti per denominare la popolazione di origine africana: prima il dispregiativo "nigger", poi il più neutro "negro", poi "colored", poi "black", infine "african american". Questo esempio si può collegare al mondo dei sordi, e cioè ai termini usati di volta in volta, in Italia, per definire la persona priva di udito: prima "sordomuto", poi "ipoacusico", poi "audioleso", poi "sordoparlante", infine "sordo". Questi esempi sono come la lotta al pregiudizio, si comincia in genere con il denunciare l'uso delle etichette ritenute offensive o, in ogni caso, caricatesi nel tempio di significati negativi. Perchè sentiamo il bisogno di precisare l'appartenenza etnica o il colore della pelle, la statura, il colore dei capelli? Se una persona non appartiene a un gruppo non può vivere in modo libero, sereno ed esprimibile; è chiaro che un soggetto ha bisogno di sentirsi bene e allora cerca dappertutto di avere o entrare nel gruppo che gli appartiene.
Per esempio i sordi pensano e/o credono che il mondo dei Sordi non abbia nessun valore culturale e linguistico, ma, in realtà, esso ha un grandissimo valore antropologico, etnico, culturale, morale e linguistico, come tutti gli uomini del mondo.
Provate a capire perchè i cinesi amano curare le piante tipo Bonsai e non le varie piante esistenti in Cina. La filosofia dei cinesi è che curare le piante "straordinarie" e "particolari" sia la cosa più importante per loro, perchè la diversità è la sorgente della bellezza interiore di ogni pianta tipo Bonsai.
La paura del diverso può provocare un disagio psicologico, perchè l'uomo vive con la propria immagine culturale attraverso le varie esperienze vissute e poi scopre che la propria immagine è frantumata. Di conseguenza egli si sente automaticamente diverso dal gruppo, allora cerca ovunque, per avere un gruppo che gli appartenga veramente; ricordatevi che la diversità è come un fiore bellissimo che ha le spine. La diversità è una rosa come i Bonsai!
Concludo dicendo che: Gli Uomini sono Uguali perchè hanno lo Stesso Diritto D'essere Diversi.
BIBLIOGRAFIA:
- Arcuri L. (1992), Razzismo. Il pregiudizio automatico - "Psicologia contemporanea";
- Arcuri L., Cadinu M.R. (1998), Gli stereotipi. Dinamiche psicologiche e contesto delle relazioni sociali - Il Mulino
La risposta è semplice: del gruppo ha i tratti somatici, la lingua, l'abbigliamento, la cultura, il comportamento, ma anche le divise, le bandiere e quant'altro possa servire a sancire il discrimine fra chi è dentro il gruppo e che ne è fuori.
E' chiaro che il Sordo ha una lingua, un comportamento, una cultura, forse ha anche una bandiera.
Il pregiudizio nasce proprio dal giudizio del gruppo paragonato ad un altro gruppo, dall'opinione errata che dipende da scarsa conoscenza dei fatti o da accettazione non critica di convinzioni correnti.
Tali pregiudizi si esprimono fondamentalmente nella comunicazione sociale e prevalentemente nel linguaggio. Il linguaggio può dare origine a pregiudizi.
Prendiamo come esempio i termini che sono stati via via usati negli Stati Uniti per denominare la popolazione di origine africana: prima il dispregiativo "nigger", poi il più neutro "negro", poi "colored", poi "black", infine "african american". Questo esempio si può collegare al mondo dei sordi, e cioè ai termini usati di volta in volta, in Italia, per definire la persona priva di udito: prima "sordomuto", poi "ipoacusico", poi "audioleso", poi "sordoparlante", infine "sordo". Questi esempi sono come la lotta al pregiudizio, si comincia in genere con il denunciare l'uso delle etichette ritenute offensive o, in ogni caso, caricatesi nel tempio di significati negativi. Perchè sentiamo il bisogno di precisare l'appartenenza etnica o il colore della pelle, la statura, il colore dei capelli? Se una persona non appartiene a un gruppo non può vivere in modo libero, sereno ed esprimibile; è chiaro che un soggetto ha bisogno di sentirsi bene e allora cerca dappertutto di avere o entrare nel gruppo che gli appartiene.
Per esempio i sordi pensano e/o credono che il mondo dei Sordi non abbia nessun valore culturale e linguistico, ma, in realtà, esso ha un grandissimo valore antropologico, etnico, culturale, morale e linguistico, come tutti gli uomini del mondo.
Provate a capire perchè i cinesi amano curare le piante tipo Bonsai e non le varie piante esistenti in Cina. La filosofia dei cinesi è che curare le piante "straordinarie" e "particolari" sia la cosa più importante per loro, perchè la diversità è la sorgente della bellezza interiore di ogni pianta tipo Bonsai.
La paura del diverso può provocare un disagio psicologico, perchè l'uomo vive con la propria immagine culturale attraverso le varie esperienze vissute e poi scopre che la propria immagine è frantumata. Di conseguenza egli si sente automaticamente diverso dal gruppo, allora cerca ovunque, per avere un gruppo che gli appartenga veramente; ricordatevi che la diversità è come un fiore bellissimo che ha le spine. La diversità è una rosa come i Bonsai!
Concludo dicendo che: Gli Uomini sono Uguali perchè hanno lo Stesso Diritto D'essere Diversi.
BIBLIOGRAFIA:
- Arcuri L. (1992), Razzismo. Il pregiudizio automatico - "Psicologia contemporanea";
- Arcuri L., Cadinu M.R. (1998), Gli stereotipi. Dinamiche psicologiche e contesto delle relazioni sociali - Il Mulino
martedì 10 marzo 2009
lunedì 9 marzo 2009
LE PATETICHE AIUTI DEL G8, MA L'AFRICA PAGA PIU' DEL DOVUTO. QUESTI SAREBBERO AIUTI?
Ogni anno 20 milioni di africani muoiono per fame o malattie ad essa imputabili; piu' di 70 milioni sono assolutamente privi di qualsiasi forma di reddito e altri 50 milioni sopravvivono quotidianamente con un dollaro a testa. Sono stime terribili, frutto di rilevamenti di organismi specializzati dell'Onu. Stime che fanno apparire le tanto strombazzate promesse di aiuti, assicurati dagli otto paesi piu' industrializzati del mondo nel corso del recente vertice di Gleneagles, una goccia nell'oceano di miseria e disperazione che sommerge il continente africano. Che, tra il 1970 e il 2001, ha visto moltiplicarsi per 35 il suo indebitamento con l'estero. Ce lo dice la Banca Mondiale secondo la quale, nel periodo 1980-2001, i paesi in via sviluppo, Africa in testa, hanno rimborsato ai ricchi G8 la stratosferica somma di 4.500 miliardi di dollari: ne hanno versati 368 in piu' di quanti ne hanno ricevuti! La disparita' tra ricchi e poveri, allo stato attuale, raggiunge limiti che non hanno precedenti : una famiglia europea della classe media guadagna cento volte di piu' di un contadino dell'Africa subsahariana. Un abitante del Ghana, o del Kenya, deve lavorare due anni per intascare l'equivalente della parcella per un'ora di lavoro di un avvocato di New York. Negli Usa la gente spende ogni anno 60 miliardi di dollari in Coca Cola e Pepsi Cola, cioe' il doppio del prodotto interno lordo di paesi quali il Bostwana o il Kenya! - La tragedia della poverta' che vive oggi l'Africa Nera non puo' essere risolta con atti caritatevoli o promesse buone per le sfavillanti conferenze stampa. E' tutto il sistema che regola i rapporti economici tra il Nord e il Sud del mondo che deve essere rivisto, sulla base della giustizia e del diritto, se si vuole combattere, fino a che si e' in tempo, il cancro che erode l'Africa e che offende le coscienze degli uomini liberi. Per primi devono farlo i paesi che amano identificarsi nel ''Club dei ricchi'', che troppo spesso non hanno tenuto fede alle loro promesse, imponendosi per la legge del piu' forte. La violazione permanente delle regole del commercio internazionale da parte dei paesi industrializzati che impongono l'apertura dei mercati africani ai loro prodotti industriali e agricoli sovvenzionati (tanto che in Africa l'Asse del Male viene identificato con la triade Fondo Mondiale - Organizzazione Mondiale del Commercio - Banca Mondiale !), portano al fallimento molte imprese locali. Ne sanno qualcosa quei paesi che, come il Kenya e lo Zimbabwe, hanno un embrione di base industriale. Purtroppo questa parte dell'Africa, che dispone di un grande potenziale naturale e di favolose ricchezze minerarie, viene amministrata senza scrupoli da potenti locali in accordo con grandi gruppi internazionali. Ma l'addebito principale non va mosso a loro, bensi' al sistema mondiale che, con le sue leggi e le sue disposizioni ''mirate'', consente tutto cio'.- E intanto l'ecatombe continua.
Guiné Bissau è dos Guineense
La nostra cara e amata Guinea Bissau purtroppo è da sempre "invaso" dai politici corrotti che hanno la mania patologica di appropriarsi di tutto come se la Guinea fosse una cosa privata. Tutti fanno i loro propri interessi e la popolazione continua a profondare nel abisso della miseria. La Comunità internazionale fa finta di niente e continua a dare dei finanziamenti a questi individui che dicono fare la politica e come al solito, i fananziamenti finiscono nelle loro tasche.
Riconoscere gli errori è essere saggi
Un uomo non dovrebbe mai vergognarsi di confessare di aver avuto torto;
che poi è come dire, in altre parole, che oggi è più saggio di quanto non fosse
ieri.
che poi è come dire, in altre parole, che oggi è più saggio di quanto non fosse
ieri.
giovedì 26 febbraio 2009
La grande lotta contro l'imperialismo coloniale e le grandi delusioni degli annunci messianici delle nuove repubbliche Africane
Negli anni ‘40 e ‘50 un certo messianismo politico nato sull’onda del nazionalismo anti-colonialista imperante prese piede in molti Paesi africani. Sotto questa spinta l’indipendenza politica fu in alcuni casi strappata con la forza, in altri ottenuta pacificamente col consenso delle potenze colonizzatrici d’Europa intorno agli anni ’60.
L’entusiasmo per l’indipendenza nazionale, portò alla creazione di grandi programmi di sviluppo da parte dei vari governi africani che preannunciavano con toni quasi messianici quella abbondanza materiale e quel ritorno di splendore culturale che si sarebbero tradotti in un futuro radioso per gli Africani entro l’anno 2000. Mi ricordo uno dei tanti annunci del nostro presidente era del tipo: entro l'anno 2000 tutti i Guineani parleranno portughese. Era veramente un ideale da rincorrere ma, ragionando bene ora, vedo che è un impressa impossibile visto che il governo d'allora non ha mai investito nella educazione. Le scuole sono fatiscente, professori mal pagati e quasi sempre frustrati. Era una propaganda illusoria, che strappa gli applausi del pubblico.
Oggi, a circa quarant’anni dall’indipendenza, la grande euforia iniziale è svanita. Continue crisi politiche, economiche e sociali hanno lasciato gran parte delle popolazioni africane prostrate e indebolite da una miseria ancora più grande. Leaders e governi africani si guardano bene oggi dall’usare toni trionfali annunciando cibo e un tetto per tutti entro il 2000, peraltro ormai passato senza nessun resultato.
Questo vano messianismo politico, questo falso millenarismo hanno lasciato il posto, in molti dei nostri paesi, ad un diffuso senso di frustrazione, disperazione, tradimento, ad un malcontento che credo, periodicamente esplode nella criminalità brutale, nella guerra civile e nella violenza inter-etnica, e nei vari colpi di stato.
Le crisi e le tragedie che hanno colpito l’Africa non forniscono tuttavia un quadro completo dello stato e del futuro dell’Africa. Fortunatamente c'è un silenzioso ma incisivo intervento della Chiesa e dalle associazioni di volontariato, ha reso possibile fornire cibo, alloggio, istruzione, servizi sanitari e indumenti a migliaia, e milioni di Africani che altrimenti sarebbero stati condannati ad una morte prematura dalla negligenza dei nostri governi.
Questo "incoraggiamento" costituisce una continua esortazione a noi Africani ad abbracciare la via della verità (Come diceva il nostro amato vescovo Ferrazzetta - la verità vi farà liberi) e quella vita che è assolutamente capace di rovesciare il tragico destino dell’Africa e di estendere il raggio di azione della speranza, dell’aiuto e della gioia a tutti noi Africani.
Riusciamo finora a vivere giorno per giorno per la SOLIDARIETA' UMANA vigenti tra di noi. La solidarietà con i propri fratelli è quasi proverbiale in Africa.
Le nostre culture hanno un profondo senso della solidarietà e della vita comunitaria. Infatti in Africa è impensabile celebrare una festività senza che vi sia la partecipazione dell’intero villaggio.
Questo genere di solidarietà familiare, contadina ha la sua naturale collocazione nella vita di ogni giorno ed è sempre stata fonte di forza per gli individui, le famiglie e i piccoli gruppi. Ma nel più vasto contesto moderno di stato, nazione e comunità internazionale, viene richiesto molto più dell’immediata identificazione e della familiarità fra persone e gruppi per costruire comunità e culture umane.
Permane l’incapacità della maggior parte di noi Africani, e specialmente dei nostri leaders politici, a riconoscere e a realizzare che la nazione e lo stato non sono che moderne famiglie più vaste in cui ciascun membro possiede la stessa dignità umana fondamentale e gli stessi diritti del Presidente della Repubblica o del Governatore dello Stato, peraltro pienamente responsabili delle numerose tragedie politiche, economiche e sociali che le nostre nazioni e inostri stati africani continuano a sperimentare.
La solidarietà dei nostri villaggi e il senso della comunità hanno bisogno di essere rivisitati, applicato dai nostri liders politici, ed ampliati nella società per accedere a quelle famiglie della nuova umanità di cui dovremmo fare parte tutti.
L’entusiasmo per l’indipendenza nazionale, portò alla creazione di grandi programmi di sviluppo da parte dei vari governi africani che preannunciavano con toni quasi messianici quella abbondanza materiale e quel ritorno di splendore culturale che si sarebbero tradotti in un futuro radioso per gli Africani entro l’anno 2000. Mi ricordo uno dei tanti annunci del nostro presidente era del tipo: entro l'anno 2000 tutti i Guineani parleranno portughese. Era veramente un ideale da rincorrere ma, ragionando bene ora, vedo che è un impressa impossibile visto che il governo d'allora non ha mai investito nella educazione. Le scuole sono fatiscente, professori mal pagati e quasi sempre frustrati. Era una propaganda illusoria, che strappa gli applausi del pubblico.
Oggi, a circa quarant’anni dall’indipendenza, la grande euforia iniziale è svanita. Continue crisi politiche, economiche e sociali hanno lasciato gran parte delle popolazioni africane prostrate e indebolite da una miseria ancora più grande. Leaders e governi africani si guardano bene oggi dall’usare toni trionfali annunciando cibo e un tetto per tutti entro il 2000, peraltro ormai passato senza nessun resultato.
Questo vano messianismo politico, questo falso millenarismo hanno lasciato il posto, in molti dei nostri paesi, ad un diffuso senso di frustrazione, disperazione, tradimento, ad un malcontento che credo, periodicamente esplode nella criminalità brutale, nella guerra civile e nella violenza inter-etnica, e nei vari colpi di stato.
Le crisi e le tragedie che hanno colpito l’Africa non forniscono tuttavia un quadro completo dello stato e del futuro dell’Africa. Fortunatamente c'è un silenzioso ma incisivo intervento della Chiesa e dalle associazioni di volontariato, ha reso possibile fornire cibo, alloggio, istruzione, servizi sanitari e indumenti a migliaia, e milioni di Africani che altrimenti sarebbero stati condannati ad una morte prematura dalla negligenza dei nostri governi.
Questo "incoraggiamento" costituisce una continua esortazione a noi Africani ad abbracciare la via della verità (Come diceva il nostro amato vescovo Ferrazzetta - la verità vi farà liberi) e quella vita che è assolutamente capace di rovesciare il tragico destino dell’Africa e di estendere il raggio di azione della speranza, dell’aiuto e della gioia a tutti noi Africani.
Riusciamo finora a vivere giorno per giorno per la SOLIDARIETA' UMANA vigenti tra di noi. La solidarietà con i propri fratelli è quasi proverbiale in Africa.
Le nostre culture hanno un profondo senso della solidarietà e della vita comunitaria. Infatti in Africa è impensabile celebrare una festività senza che vi sia la partecipazione dell’intero villaggio.
Questo genere di solidarietà familiare, contadina ha la sua naturale collocazione nella vita di ogni giorno ed è sempre stata fonte di forza per gli individui, le famiglie e i piccoli gruppi. Ma nel più vasto contesto moderno di stato, nazione e comunità internazionale, viene richiesto molto più dell’immediata identificazione e della familiarità fra persone e gruppi per costruire comunità e culture umane.
Permane l’incapacità della maggior parte di noi Africani, e specialmente dei nostri leaders politici, a riconoscere e a realizzare che la nazione e lo stato non sono che moderne famiglie più vaste in cui ciascun membro possiede la stessa dignità umana fondamentale e gli stessi diritti del Presidente della Repubblica o del Governatore dello Stato, peraltro pienamente responsabili delle numerose tragedie politiche, economiche e sociali che le nostre nazioni e inostri stati africani continuano a sperimentare.
La solidarietà dei nostri villaggi e il senso della comunità hanno bisogno di essere rivisitati, applicato dai nostri liders politici, ed ampliati nella società per accedere a quelle famiglie della nuova umanità di cui dovremmo fare parte tutti.
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