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martedì 25 marzo 2008
CHI E' AMILCAR CABRAL

Amilcar Lopes Cabral non è stato soltanto il principale artefice dell'indipendenza della Guinea-Bissau e delle isole di Capo Verde, ma anche uno dei più importanti ideologi e politici dell'intero processo di decolonnizazione africano.
Nasce nel 1924 da genitori capoverdiani nella Guinea allora nota come Guinea portoghese; studia a Lisbona e ritorna in Guinea nel 1952. E' in questi anni che matura il suo dissenso nei confronti del regime portoghese. Dopo un periodo in Angola, nel 1956, torna in patria per fondare un partito clandestino, il PAIGC (Partito africano per l' indipendenza della Guinea e Capo Verde); successivamente crea il FLGCV (Fronte per la Liberazione della Guinea e del Capo Verde), aperto a tutti i partiti politici, che stabilisce come obiettivo l'immediata conquista dell'indipendenza e che dà vita ad un vero e proprio conflitto con il regime portoghese.
Cabral muore nel 1973, assassinato da un membro del PAIGC a Conakry, nello stesso anno in cui la Guinea portoghese diventa indipendente come Guinea Bissau. E' stato ucciso quando ormai stava per raggiungere l'obiettivo di tutta la vita: la fine del colonialismo portoghese, la conquista dell'indipendenza di Guinea e Capo Verde

Amilcar Lopes Cabral non è stato soltanto il principale artefice dell'indipendenza della Guinea-Bissau e delle isole di Capo Verde, ma anche uno dei più importanti ideologi e politici dell'intero processo di decolonnizazione africano.
Nasce nel 1924 da genitori capoverdiani nella Guinea allora nota come Guinea portoghese; studia a Lisbona e ritorna in Guinea nel 1952. E' in questi anni che matura il suo dissenso nei confronti del regime portoghese. Dopo un periodo in Angola, nel 1956, torna in patria per fondare un partito clandestino, il PAIGC (Partito africano per l' indipendenza della Guinea e Capo Verde); successivamente crea il FLGCV (Fronte per la Liberazione della Guinea e del Capo Verde), aperto a tutti i partiti politici, che stabilisce come obiettivo l'immediata conquista dell'indipendenza e che dà vita ad un vero e proprio conflitto con il regime portoghese.
Cabral muore nel 1973, assassinato da un membro del PAIGC a Conakry, nello stesso anno in cui la Guinea portoghese diventa indipendente come Guinea Bissau. E' stato ucciso quando ormai stava per raggiungere l'obiettivo di tutta la vita: la fine del colonialismo portoghese, la conquista dell'indipendenza di Guinea e Capo Verde
lunedì 24 marzo 2008
Le Guerre dimenticate
Pace, terrorismo
Le guerre dimenticate
Perché alcune guerre sono più "importanti" di altre?
Il mondo delle informazioni si estende a livello globale con gli strumenti mediatici e le nuove tecnologie, ma alcuni eventi non trovano la giusta risonanza e sono dimenticati semplicemente perché "non fanno notizia".
Ad esempio, ci sono guerre note e guerre meno note, ed altre addirittura sconosciute. Solo alcune guerre sembrano suscitare indignazione nell'opinione pubblica... Ma cosa differenzia una guerra dall’altra? Ci sono forse morti più morti di altri o bombe più bombe di altre?
Ecco un elenco non esaustivo dei conflitti attualmente in corso (oltre a quelli iperpubblicizzati in Iraq e Israele):
Afghanistan, Algeria, Angola, Burundi, Cecenia, Ciad, Colombia, Congo Brazzaville, Costa d'Avorio, Eritrea, Etiopia, Filippine, India (Gujarat, Stati Centrali, Stati Nord Orientali), Indonesia (Aceh, Molucche-Sulawesi, Papua Occidentale), Iran, Irlanda del Nord, Isole Salomone, Libano, Kashmir (India-Pakistan), Kurdistan turco, Liberia, Marocco, Sahara Occidentale, Messico (Chiapas), Myanmar, Nepal, Nigeria, Perù, Rep. Dem. del Congo, Ruanda, Senegal, Somalia, Spagna (Paesi Baschi), Sri Lanka, Sudan, Uganda e Tibet.
I piccoli conflitti dimenticati continuano a mietere vittime, lontani dalle telecamere e nell'indifferenza del "mondo civilizzato". Non c’è solo l’Iraq o il Medio Oriente, dunque, ma c’è tutto un mondo parallelo e inquietante ignorato dai media e quindi pressoché sconosciuto all’opinione pubblica. Ci sono zone della terra dove guerre e genocidi sono all’ordine del giorno, dove i caschi blu non possono nulla e la soluzione sembra non arrivare mai.
Al di là della loro lontananza geografica, questi conflitti presentano varie caratteristiche geopolitiche che permettono di catalogarli in due grandi categorie.
La prima è costituita da conflitti di lunga data che coinvolgono Stati che furono poco o niente affatto colonizzati, come la Birmania, lo Yemen, la Liberia, la Sierra Leone, l'Afghanistan, il Sudan, la Somalia; Stati nei quali la resistenza agli occidentali è stata tanto tenace da rendere a volte la colonizzazione precaria e tardiva e ha cementato un contratto sociale arcaico.
La seconda categoria di conflitti, più recente, è costituita dalle cosiddette “crisi da fine impero”: ieri la fine gli imperi coloniali francese, olandese, portoghese e britannico, oggi la fine dell'impero sovietico che controllava numerose nazioni non solo in Europa orientale, ma in tutto il mondo. Cessato un vecchio equilibrio (sia pure sotto una forma di dominio coloniale), spesso passa per la violenza la ricerca di un nuovo equilibrio.
Nelle risoluzioni dell'ONU o nei comunicati ufficiali delle grandi potenze viene espressa viva preoccupazione per la situazione di qualcuno dei Paesi citati. Tuttavia, ognuno torna poi ad occuparsi dei proprî affari.
Gli attori di queste crisi, i signori della guerra locali, sono ormai autonomi, guidati non più da una strategia politica unificata, ma da microstrategie, e stringono alleanze di circostanza, imprevedibili.
Ciò non toglie che in quegli scenari violenti trovino occasione di speculazione anche protagonisti occidentali: imprese legali e illegali o trafficanti di importanza mondiale, che hanno interessi nella regione (produttori di diamanti, compagnie petrolifere…); i mercenari sempre pronti a sfruttare la situazione.
Le grandi potenze si limitano a volgere altrove lo sguardo e queste crisi, definite a bassa intensità poiché non minacciano la pace mondiale, permangono, e per molte di loro anche internet tace.
Anche l’opinione pubblica “pacifista”, quando non sono protagonisti gli Stati Uniti e Israele, tace. Forse vien meno il comodo schema per cui la violenza è frutto soltanto dello sfruttamento capitalista e della cultura occidentale imperialista. Magari le cose fossero così semplici!
Le guerre dimenticate
Perché alcune guerre sono più "importanti" di altre?
Il mondo delle informazioni si estende a livello globale con gli strumenti mediatici e le nuove tecnologie, ma alcuni eventi non trovano la giusta risonanza e sono dimenticati semplicemente perché "non fanno notizia".
Ad esempio, ci sono guerre note e guerre meno note, ed altre addirittura sconosciute. Solo alcune guerre sembrano suscitare indignazione nell'opinione pubblica... Ma cosa differenzia una guerra dall’altra? Ci sono forse morti più morti di altri o bombe più bombe di altre?
Ecco un elenco non esaustivo dei conflitti attualmente in corso (oltre a quelli iperpubblicizzati in Iraq e Israele):
Afghanistan, Algeria, Angola, Burundi, Cecenia, Ciad, Colombia, Congo Brazzaville, Costa d'Avorio, Eritrea, Etiopia, Filippine, India (Gujarat, Stati Centrali, Stati Nord Orientali), Indonesia (Aceh, Molucche-Sulawesi, Papua Occidentale), Iran, Irlanda del Nord, Isole Salomone, Libano, Kashmir (India-Pakistan), Kurdistan turco, Liberia, Marocco, Sahara Occidentale, Messico (Chiapas), Myanmar, Nepal, Nigeria, Perù, Rep. Dem. del Congo, Ruanda, Senegal, Somalia, Spagna (Paesi Baschi), Sri Lanka, Sudan, Uganda e Tibet.
I piccoli conflitti dimenticati continuano a mietere vittime, lontani dalle telecamere e nell'indifferenza del "mondo civilizzato". Non c’è solo l’Iraq o il Medio Oriente, dunque, ma c’è tutto un mondo parallelo e inquietante ignorato dai media e quindi pressoché sconosciuto all’opinione pubblica. Ci sono zone della terra dove guerre e genocidi sono all’ordine del giorno, dove i caschi blu non possono nulla e la soluzione sembra non arrivare mai.
Al di là della loro lontananza geografica, questi conflitti presentano varie caratteristiche geopolitiche che permettono di catalogarli in due grandi categorie.
La prima è costituita da conflitti di lunga data che coinvolgono Stati che furono poco o niente affatto colonizzati, come la Birmania, lo Yemen, la Liberia, la Sierra Leone, l'Afghanistan, il Sudan, la Somalia; Stati nei quali la resistenza agli occidentali è stata tanto tenace da rendere a volte la colonizzazione precaria e tardiva e ha cementato un contratto sociale arcaico.
La seconda categoria di conflitti, più recente, è costituita dalle cosiddette “crisi da fine impero”: ieri la fine gli imperi coloniali francese, olandese, portoghese e britannico, oggi la fine dell'impero sovietico che controllava numerose nazioni non solo in Europa orientale, ma in tutto il mondo. Cessato un vecchio equilibrio (sia pure sotto una forma di dominio coloniale), spesso passa per la violenza la ricerca di un nuovo equilibrio.
Nelle risoluzioni dell'ONU o nei comunicati ufficiali delle grandi potenze viene espressa viva preoccupazione per la situazione di qualcuno dei Paesi citati. Tuttavia, ognuno torna poi ad occuparsi dei proprî affari.
Gli attori di queste crisi, i signori della guerra locali, sono ormai autonomi, guidati non più da una strategia politica unificata, ma da microstrategie, e stringono alleanze di circostanza, imprevedibili.
Ciò non toglie che in quegli scenari violenti trovino occasione di speculazione anche protagonisti occidentali: imprese legali e illegali o trafficanti di importanza mondiale, che hanno interessi nella regione (produttori di diamanti, compagnie petrolifere…); i mercenari sempre pronti a sfruttare la situazione.
Le grandi potenze si limitano a volgere altrove lo sguardo e queste crisi, definite a bassa intensità poiché non minacciano la pace mondiale, permangono, e per molte di loro anche internet tace.
Anche l’opinione pubblica “pacifista”, quando non sono protagonisti gli Stati Uniti e Israele, tace. Forse vien meno il comodo schema per cui la violenza è frutto soltanto dello sfruttamento capitalista e della cultura occidentale imperialista. Magari le cose fossero così semplici!
domenica 23 marzo 2008
Child Eyes
Questo è un nostro video e fra un paio di mesi ne uscirà un disco e un nuovo video.
Dalle immagine del video ne potete intuire di che pane siamo fatti.
Il nostro gruppo si chiama Bumbulum & Fifito
Gandhi- La pace internazionale
"Non credere alla possibilità di una pace permanente vuol dire non credere alla santità della natura umana. I metodi adottati finora sono falliti perché è mancato un minimo di sincerità da parte di coloro che ci si sono provati. Ma essi non s'accorsero di questa mancanza. La Pace non si ottiene con un parziale adempimento delle condizioni, così come una combinazione chimica è impossibile senza l'osservanza completa delle condizioni necessarie per ottenerla. Se i capi riconosciuti dell'Umanità che controllano gli strumenti di distruzione rinunciassero completamente al loro uso, con piena conoscenza delle relative implicazioni, si potrebbe ottenere la pace permanente. Questo è evidentemente impossibile, se le grandi potenze della terra non rinunciano al loro programma imperialistico. E questo sembra a sua volta impossibile, se le grandi nazioni non cessano di credere nella competizione che uccide l'anima e di desiderare la moltiplicazione dei bisogni e, quindi, l'accrescimento dei beni materiali."
Penso a te
"Penso em você mais uma vez.
Não posso contar as vezes em que me encontrei
assim..
Vagando em mim mesma
Perdida nas lembranças e nas ilusões;
São tantos sonhos perdidos..
Tantas noites inacabadas.
Foram tantos beijos imaginados
e
Proibidos!
Entreguei-te minha vida..
Depositei os meus sonhos a seus pés como alguèm
fiel.
No meu sonho Contava os minutos para encontrar- te um dia novamente.
Vivo assim ja da muito tempo...
Um tempo longo demais pra mim.
Você me disse que tudo tem o seu dia.
O nosso chegou.
Não suporto esta ausência que queima e invade o
meu ser
Deixando-me confuso e doente de saudades.
Passo tanto tempo perdido nas lembranças..
Meus dias são incansáveis noites de insônia...
Minhas noites ...
Dias nublados sem fim.
penso em voce todo o dia e quando è noite ti adoro.
Eu procurei tanto por você!
Perdi-me nas estradas de meu coração.
Quando o encontrei,
Fui feliz."
Não posso contar as vezes em que me encontrei
assim..
Vagando em mim mesma
Perdida nas lembranças e nas ilusões;
São tantos sonhos perdidos..
Tantas noites inacabadas.
Foram tantos beijos imaginados
e
Proibidos!
Entreguei-te minha vida..
Depositei os meus sonhos a seus pés como alguèm
fiel.
No meu sonho Contava os minutos para encontrar- te um dia novamente.
Vivo assim ja da muito tempo...
Um tempo longo demais pra mim.
Você me disse que tudo tem o seu dia.
O nosso chegou.
Não suporto esta ausência que queima e invade o
meu ser
Deixando-me confuso e doente de saudades.
Passo tanto tempo perdido nas lembranças..
Meus dias são incansáveis noites de insônia...
Minhas noites ...
Dias nublados sem fim.
penso em voce todo o dia e quando è noite ti adoro.
Eu procurei tanto por você!
Perdi-me nas estradas de meu coração.
Quando o encontrei,
Fui feliz."
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